Descrizione
I Piomarta divennero baroni con Maria Teresa imperatrice d’Austria il 3 luglio del 1766.
Originari della Lombardia, si stabilirono a Rovereto nel 1650. Il giovane barone Antonio Gaetano, figlio di Bartolameo iniziò la costruzione del grande edificio nell’anno 1772. Morto nel 1773, a soli 29 anni, i lavori continuarono per volere della madre, che portò a compimento parte del palazzo.
A ultimarlo fu il conte Alberti-Poja, che aveva sposato Eleonora Piomarta, sorella di Gaetano.
Lo stemma baronale della famiglia è murato sopra il portone d’ingresso dell’edificio. Il palazzo tuttavia non venne mai abitato dai suoi proprietari.
Nel 1786 vi trovò collocazione la scuola elementare maschile. Successivamente fu il turno del ginnasio e pochi anni dopo della scuola reale elisabettina: un istituto tecnico commerciale per geometri.
Palazzo Piomarta ospitò anche il museo e la biblioteca civica. Nel 1850 fu acquistato dalla città per destinarlo definitivamente a sede scolastica.
Il palazzo è un severo edificio neoclassico la cui facciata a detta di Adamo Chiusole, poeta arcadico, pittore, nonchè storico “non ha eguali nel Trentino”. Il Barone Gaetano Piomarta nella costruzione del proprio palazzo coinvolse le figure locali più in vista dell’epoca: Bernardo Tacchi, Ambrogio Rosmini, lo scultore Francesco Giongo e anche Francesco Maria Schiavi architetto veronese.
Oggi il palazzo ospita la sede distaccato dell'Università degli Studi di Trento.