Rovereto Comune - novembre 2018

Aggiornato a Martedì, 18 Giugno 2019

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Editoriale: "Il Valore della Pace"

di Francesco Valduga

Siamo tutti chiamati oggi a riflettere sulla necessità di costruzione di percorsi di pace.

Rovereto è luogo di memoria e di conseguenza di "costruzione necessaria".
La prima guerra mondiale ha infatti permesso all’Italia di dirsi Nazione in senso più compiuto (proprio per questo il 4 novembre si celebra la fine della prima guerra mondiale ma anche la giornata dell'Unità Nazionale), ma il sacrificio che ha portato a questo risultato ci ha insegnato anche quanto la guerra sia devastazione.
Ungaretti ci ha insegnato come tale devastazione colpisca prima e più ancora i cuori che non i luoghi anche perché i luoghi fisici si rigenerano, le case si ricostruiscono, ma le ferite nell’anima, negli affetti, non si rimarginano mai completamente.

Allora la memoria è importante quanto più ci allontaniamo dai fatti e dalle testimonianze dirette. Commemorare quindi non deve essere però l’assecondare un rito ma deve significare ricordo insieme, e appunto costruzione e promozione di solidi percorsi di pace. Durante questo secolo la nostra città ha saputo dare il suo contributo di memoria e riflessione erigendo luoghi simbolo come la Campana che promuove il ricordo dei Caduti e l’incontro tra i popoli; il Sacrario di Castel Dante, che fa composizione di memoria ricordando Caduti che hanno combattuto con divise diverse. Ai luoghi si è accompagnato il lavoro di ricerca delle nostre istituzioni culturali che ci ha insegnato quanto la guerra abbia drammaticamente inciso anche sulla vita delle singole persone e delle famiglie. Pensiamo ad una delle ultime produzioni, in termini temporali, ancora in corso ovvero la mostra "Cosa Videro quegli occhi" alla ex-Manifattura Tabacchi che si concluderà il 30 dicembre e che ci mette proprio dal punto di vista di chi ha vissuto la guerra, ci fa percepire non solo la fatica e il sacrificio dei soldati, ma anche delle donne e dei bambini e la disgregazione di intere comunità. Ci fa capire come la grande Storia sia la somma di tante piccole ma importanti storie quotidiane. Se la storia è questo, specularmente anche i processi di pace, sono e saranno il frutto della azione di ciascuno. Penso, per esempio, alla grande intuizione dell'Unione Europea alla quale la nostra nazione ha saputo partecipare in modo determinante e che potrà continuare ad evolvere positivamente solo se effettivamente si fa capire, in particolare alle nuove generazioni, quanto sia importante per ciascuno, come possa e debba essere sostenuta quindi dalla azione e dalla emozione di ciascuno di noi, come debba essere un fatto di popolo.

A questo impegno personale veniamo ogni sera richiamati dalla Campana. Parafrasando Hemingway, non chiediamoci più però per chi suona. Perchè lo sappiamo già: suona per onorare la memoria dei nostri Caduti, ma suona appunto anche per ciascuno di noi. Prima di tutto per noi roveretani che abitiamo appena al di sotto del Colle di Miravalle. Ci stimola ad un percorso di Pace, a diffondere quotidianamente cultura della Pace. Nella consapevolezza che, come ha ammonito Pio XII (non a caso le sue parole sono incise sulla Campana): "...nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra". Ma Pio XII proseguiva con un ulteriori ammonimento: "...gli uomini tornino a comprendersi". 
E allora investiamo sulla prossimità, su una sempre maggiore capacità di comprensione reciproca per far sì che le nostre riflessioni diventino azioni di pace nei giorni, nei mesi, e negli anni a venire.

Sindaco di Rovereto

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