ALL’URBAN CENTER LA MOSTRA “CAPRICCI DI ARCHITETTURA”

08 luglio 2012

Importante iniziativa quella che vede l'Urban Center di Rovereto ospitare la mostra "Capricci di Architettura" dell'artista Giuseppe Arcidiacono. Un progetto realizzato in collaborazione con l'Urban Center di Parma e l'Università degli studi Mediterranea di Reggio Calabria.

Si tratta di un'iniziativa che realizza un obiettivo molto sentito dal Comune di Rovereto, quello di creare una rete tra realtà affini e in particolare tra Urban Center per valorizzare diverse esperienze e spunti di approfondimento legati all'evoluzione della città.

La mostra è stata inaugurata nel pomeriggio di oggi alla presenza degli assessori comunali Giulia Robol e Luisa Filippi. Le opere sono state presentate dallo stesso artista Giuseppe Arcidiacono, dopo un'introduzione curata dal giornalista Stefano Cusatelli e dal responsabile dell'Urban Center di Parma Dario Costi, che ha già ospitato le opere di questo artista.

 

La mostra sarà visitabile fino al 12 luglio nella sede dell'Urban Center in C.so Rosmini 58 a Rovereto dal lunedì al venerdì in orario 16-20 e il sabato dalle 10 alle 13.

È stata organizzata con la collaborazione di Federica Bianconi.

 

 

Giuseppe Arcidiacono - Capricci di Architettura

Giuseppe Arcidiacono, architetto catanese, è professore ordinario di Composizione Architettonica e Urbana all'Università di Reggio Calabria e si è applicato in particolare a progetti e studi di architettura per la Sicilia Orientale, oggetto di numerose pubblicazioni e mostre.

La mostra proviene dall'Urban Center di Parma. Molti di questi lavori sono stati esposti anche presso l'Accademia di Brera a Milano, la Galleria Comunale di Cesena, la Cittadella Internazionale di Loppiano a Incisa in Val d'Arno, la Biblioteca Nazionale di Cosenza, la Facoltà di Architettura di Reggio Calabria e il Museo della Tonnara di Vibo Valentia.

Capricci d'Architettura raccoglie disegni e collage in cui Arcidiacono interroga, in chiave onirica le condizioni di praticabilità del progetto architettonico, applicato al campo urbano e del paesaggio, nel contesto millenario della sua regione. La sua figurazione esplora il confine tra rappresentazione pittorica, disegno e collage, non rassegnato all'omologazione della rappresentazione digitale, ma cosciente delle responsabilità dell'architetto nella creazione delle immagini e forte del loro potere di suggestione creativa. L'eredità del disegno dell'architettura italiana contemporanea, tra tutti la memoria di Aldo Rossi e la geometria della mente di Franco Purini, è raccolta, sfuggendo al manierismo diffuso, con un soprassalto d'immaginazione. In questi sogni grafici si disegna un sereno attraversamento delle turbolenze del presente e il recupero al progetto della dimensione antica del paesaggio naturale inclusivo delle spoglie dei disattesi tentativi di sviluppo industriale. La pittura appare sullo sfondo, necessaria, nella dimensione senza tempo di De Chirico e in quella lirica e strutturale di Licini e degli astrattisti della Galleria il Milione. L'utilizzo del collage fotografico e del montaggio digitale, in una commistione di tecniche che raggiunge una forte espressività, consegue alla necessità di mostrare nell'immagine finita un'operazione compositiva critica non aliena dai fasti del barocco e arricchita delle suggestioni dei miti classici e della prima modernità. La riappropriazione del primo strumento architettonico e urbano assume, così, quasi la forma di un'analisi psicanalitica non separata, però, da una rinnovata componente critica per alimentare progettualità presente e prefigurazione futuribile. Attraverso le tavole appare l'immagine di una regione, di una nazione periferica, forse, ma centrale, anche, dell'Europa, della Modernità, di una vita non da trascorrere, ma da determinare, attraverso disegno e progetto.

 

Träume von Oben, dice Freud di Cartesio, sogni dall'alto, sogni della mente, sogni di progetti.

Ma non è, forse, l'architettura tutta un "grande sogno"?

[S.C.]

 

 

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