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Palazzo Betta Grillo

Fu la Comunità della Regola di Lizzana a costruirlo nella prima metà del ‘700 per farne la propria sede. Nel 1728 il palazzo fu acquistato dalla famiglia Betta e trasformato in una residenza nobiliare. Nel 1899 entra in possesso della famiglia Grillo. Il piano nobile di Palazzo Betta-Grillo risulta estremamente rappresentativo della raffinatezza e del lusso che si erano diffusi nelle abitazioni patrizie di Rovereto nel corso del ‘700.

L’edificio è ricco di stucchi, tappezzerie d'epoca, arredi originali e opere d’arte, tra le quali spiccano sette grandi tele dipinte da Gasparantonio Baroni Cavalcabò (1682-1759) con la collaborazione del cugino Giovanni e quattro splendidi dipinti parietali realizzati da Giovanni di Dio Galvagni (1763-1819). I pregevoli stucchi e cicli pittorici che si trovano al suo interno testimoniano l’amore per l’arte e l’elevato livello culturale della committenza, elementi chiave di un periodo contraddistinto da una grande vivacità intellettuale e floridità economica.

Dal punto di vista edilizio e architettonico, il compendio immobiliare si sviluppa su una superficie complessiva di circa 4.000 mq.

Il nucleo più antico a pianta rettangolare di 4 piani racchiude al suo interno tutti gli ambienti di rappresentanza su circa 2.000 mq. Gli spazi esterni si completano di loggia per il ricovero delle carrozze, scuderie e giardino monumentale ottocentesco con specie botaniche ornamentali diffuse in quell’epoca separato da via Santa Maria da una siepe di ligustro ed una cancellata in ghisa dal raffinato disegno elaborato dall’architetto Tamanini (1870). All’interno del giardino sono presenti alcune vecchie piante che caratterizzano il paesaggio urbano dell’intero quartiere e possono essere considerate senza remora dei veri e propri monumenti vegetali degni di tutela

C’è anche un orto urbano di circa 1.000 mq. attualmente ancora coltivato.

Il palazzo ha poi un magazzino posto all’angolo con viale Schio e due piani interrati di cantine ancora con botti che evidentemente devono essere state costruite in loco: non potevano entrare / non potrebbero uscire dalle piccole scale e porte di accesso ai vani cantina. L’uva arrivava direttamente da dei sifoni che dal cortile mandavano i grappoli nei sotterranei dove si vinificava passando il prodotto direttamente alle botti.

Il Palazzo è di proprietà comunale dal settembre 2017.

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