Donato alla Biblioteca Civica l'archivio di Armando Aste

Aggiornato a Giovedì, 06 Settembre 2018
Comunicato stampa di Martedì, 04 Settembre 2018

Immagine decorativa

Libri, lettere, appunti, quadri, pellicole, fotografie e cimeli costituiscono l'importante donazione di Armando Aste alla Biblioteca civica di Rovereto, che potrà in questo modo catalogare, preservare e valorizzare i documenti che raccontano la vita e la figura di uno dei massimi alpinisti del secondo Dopoguerra, protagonista di numerose prime solitarie, vie nuove e spedizioni a partire dalla vicine Dolomiti fino ad arrivare alle cime del Sud America, passando per le Alpi.

Le vie che portano il suo nome insieme a quello dei compagni di cordata sono ancora oggi dei punti fermi nella storia dell’alpinismo.

Numerose le grandi salite degli anni Cinquanta come la "Via della Concordia", alla Cima D’Ambiez sul Brenta, aperta nel 1955 con con Angelo Miorandi, Andrea Oggioni e Josve Aiazzi; la “Ezio Polo”, aperta con Toni Gross nel 1958 in Marmolada, sulla parete sud del Piz Serauta e la “Aste-Susatti” alla Cima di Pratofiorito del Civetta: 350 metri fino al sesto grado.

All’amico Susatti intitolò la via aperta nel 1960 sulla parete nord dello Spiz d'Agner alle Pale di San Martino. Nel 1961 aprì con Angelo Miorandi una bella via sulla roccia del Campanil Basso del Brenta, dedicandola a Rovereto, la sua città.

Tra gli oggetti testimoni delle sue imprese c'è il primo chiodo dell'ascensione italiana della Nord dell'Eiger, salita da Aste nel 1962 con Pierlorenzo Acquistapace, Gildo Airoldi, Andrea Mellano, Romano Perego e Franco Solina. Con l’amico Solina aprì pure la nota "Via dell'Ideale" sulla Marmolada di cui si conserva un cordino originale.

Grazie alla sua esperienza in Dolomiti e al successo ottenuto sull’Eiger fu chiamato dal CAI di Monza a far parte della Spedizione nelle Ande patagoniche. L’intera avventura durò tre mesi, durante i quali riuscì la prima ripetizione della “Via degli Inglesi” e la prima assoluta della salita alla torre sud delle Torres del Paine.

Di questa esperienza Aste racconta ampiamente nel suo primo libro, oggi introvabile, “I pilastri del cielo”. La sua attività di alpinista, infatti, si affiancò a quella di scrittore. Molti sono i testi da lui pubblicati, soprattutto nella seconda parte della sua vita. L'archivio, ricco di manoscritti, è una notevole testimonianza della sua attività di scrittore, mentre le lettere e i carteggi delineano le relazioni e i legami con personaggi storici dell’alpinismo, intessute durante la sua lunga esperienza in montagna.

Il patrimonio donato dagli eredi consentirà ai ricercatori di approfondire la storia dell’alpinismo, partendo da quella di Armando Aste, e darà modo a Rovereto di mantenere viva la memoria di un grande concittadino.

Attraverso l’archivio e le imprese di questo grande alpinista sarà inoltre possibile ricostruire anche le vicende storiche e politiche del nostro Paese.

Ufficio Stampa

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