Notiziario "ROVERETO COMUNE" giugno2018

E' uscito il secondo numero del 2018

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"Il Valore della Pazienza" 

Quando si amministra si deve mettere in conto anzitutto uno strumento: la pazienza.

Giacomo Leopardi ne ha dato una definizione interessante. «La pazienza è la più eroica delle virtù giusto perché non ha nessuna apparenza d'eroico».

Vorrei subito sgomberare il campo da un possibile equivoco: dovendo esercitare la pazienza nel mio quotidiano lavoro di amministratore non mi sento un eroe, ma conosco bene la pazienza che in amministrazione si traduce nell’ascoltare, mediare, attendere. Serve pazienza anche quando si somministra un farmaco: deve poter agire, deve poter dimostrare di essere efficace, chiede tempo.

A pensarci bene, in qualsiasi campo e in qualsiasi giorno della nostra vita, dobbiamo misurarci – volenti o nolenti - con la nostra capacità di essere pazienti. Amministrando una città direi che è la principale necessità. Occorre pazienza per capire, valutare, compiere scelte. Una pazienza che richiede un primo moto: quello di mettersi dalla parte dell’altro. La pazienza non sarebbe tale se non fosse esercitata verso qualcuno a qualcosa.
Credo però che servano due tipi di pazienza: anche quella di chi è amministrato. In un sistema di democrazia rappresentativa si può non essere d’accordo, obiettare, chiedere, eccepire, pretendere e perorare, ma si deve avere anche il coraggio di essere pazienti, cioè di dare tempo alle cose perché maturino e si mostrino per quello che sono state pensate. A puro titolo d’esempio ricorderò la questione degli alberi di Viale Trento, ma sono numerose le situazioni che potremmo qui citaree che all’esercizio della pazienza richiedono un passaggio inderogabile: l’utilizzo della competenza.

Mi viene da pensare che in questo tempo in cui regna l’immediatezza della condivisione, la viralità dei social, manchino proprio pazienza e competenza.

Ed invece servono, eccome, specie quando si assiste alla derive di dibattiti che sorgono sul nulla, o da improvvisati esperti, con intenti magari strumentali o tesi a destabilizzare le istituzioni.

Diceva il filosofo Kirkegaard che vi sono porte che bisogna aprire dall’interno. Nessun spallata potrà davvero funzionare se non c’è prima una decisione della persona: aprirsi all’ascolto, farsi disponibili con fiducia a prospettive ‘altre’, accettare prospettive che magari non godremo nell’immediato ma hanno un senso profondo nel lungo termine. Può essere faticoso, certo, lasciare una granitica posizionee aprirsi ad un’altra visione. Ma la pazienza, alla fine cosa è se non “fatica” ? Essere convinti che sia sempre possibile proviene da una certezza: i migliori frutti vengono sempre dalla fatica.

Francesco Valduga

Sindaco di Rovereto

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